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 Home page - Un libro al mese - Dall'Abbazia di Beuron alla chiesa di San Lorenzo a Monaco 

Dall'Abbazia di Beuron alla chiesa di San Lorenzo a Monaco

Antonio Marchesi» Leggi l'intervista all'architetto Luigi Prestinenza Puglisi
"Più che la teoria conta la poesia" 

 
21/06/2012
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21/06/2012
Titolo: “Dall'Abbazia di Beuron alla chiesa di San Lorenzo a Monaco.
Mezzo secolo di liturgia e architettura in Germania (1906-1955)
Editore: CLUEB - Bologna
Numero pagine: 162
Prezzo: 18,00 euro
 
21/06/2012
Rielaborato sulla base del testo di una lezione destinata ai partecipanti al Corso di Alta Formazione post lauream in “Progettazione di chiese” attivato nell'anno accademico 2007/2008 dalla Scuola Superiore di Studi sulla Città e il Territorio dell'Università di Bologna, il volume descrive l'intenso dialogo avvenuto tra architetti quali Rudolf Schwarz, Dominikus Böhm, Martin Weber, Otto Bartning, Emil Steffann e liturgisti quali Romano Guardini, Aloys Goergen, Johannes van Acken, Heinrich Kahlefeld in Germania. Il periodo preso in considerazione abbraccia la prima metà del '900 ed è trattato nel dettaglio della sua evoluzione storica. Giorgio Della Longa nell'Introduzione al volume scrive: “Si è trattato di esaminare piante, prima di ogni altra cosa, spazi e modalità di riunione di assemblee attorno ai luoghi liturgici, in primo luogo, attorno all'altare. Quella di Antonio Marchesi non è una lettura asettica, piuttosto è una lettura militante, quasi controcorrente. Egli crede con convinzione che lo spazio della chiesa contemporanea sia innervato dalla partecipazione assembleare...”. E Walter Zahner, nella seconda Introduzione, nota che il saggio di Marchesi evidenzia come, a partire dalle sue origini monastiche, il movimento liturgico “sia stato recepito da numerosi architetti e realizzato concretamente in edifici sacri”.
21/06/2012
Antonio Marchesi, architetto, è stato membro della Commissione di Arte Sacra dell'Arcidiocesi di Trento dal 1999 al 2005. Relatore a numerosi convegni nazionali e internazionali. Docente e tutor nei laboratori di progettazione dei corsi su architettura e liturgia organizzati dalla Conferenza Episcopale Italiana, da diverse Diocesi e dall'Università di Bologna. Curatore di convegni e mostre, autore e curatore di pubblicazioni tra cui: Le Cattedrali del Triveneto (2002), Casa di Dio (2005), L'arte sacra di Othmar Winkler (2006), Le Cattedrali dell'Emilia Romagna (2007), gli Attidei Convegni di Venezia Arte, Architettura e Liturgia nel Novecento (2004-2010).
21/06/2012
“I presupposti teorici per un'architettura sacra cristocentrica erano stati posti in modo assai chiaro dal sacerdote renano Johannes van Acken (1879-1937) che nell'autunno del 1922, volendo restituire vitalità all'architettura sacra, pubblicò un libretto dal titolo significativo Arte sacra cristocentica. Progetto per un'opera d'arte liturgica totale, un'opera che trovò interessati lettori anche in Böhm e Weber. Infatti, a differenza delle riflessioni liturgiche di Ildefons Herwegen o di Romano Guardini, il libro di Van Acken offriva suggerimenti concreti per la definizione di un'arte e di un'architettura liturgica coerente con il rinnovamento in atto. Van Acken aveva visto con i propri occhi la crescita degli insediamenti residenziali legata al rapido processo di industrializzazione della sua regione. Conosceva la miseria dei lavoratori e la loro alienazione dalle tradizioni religiose e riteneva che essi potessero trovare nuove radici solo nella comunità eucaristica, nel coinvolgimento e nell'attiva partecipazione alla Messa. Per van Acken il sacrificio eucaristico, nucleo centrale e fondamentale della vita dei credenti e della celebrazione liturgica cattolica, rendeva necessaria una convergenza spaziale verso l'altare: L'altare, simbolo di Cristo, deve essere scrive van Acken punto generatore e strutturante nella costruzione e nell'allestimento di una chiesa (si superava così il semplice concetto di visibilità)”.
 
21/06/2012

Lo scritto segue l'evoluzione storica del periodo preso in considerazione, attraverso esempi cruciali proposti in prevalente successione cronologica con puntuali richiami alle illustrazioni dei medesimi, che sono pubblicate nella seconda parte del volume. L'esposizione pertanto va letta consultando passo passo il vasto apparato iconografico che la correda.

Partendo con la domanda: come si affaccia l'architettura di chiese in Germania – o in Europa – alla soglia del XX secolo? Si esamina la transizione dall'atteggiamento storicistico (che in Germania ha comportato la riproposizione del gotico),
  
in cui i progetti delle chiese erano concepiti come riproposizione di archetipi consolidatisi a seguito della frattura avvenuta tra Chiesa e mondo dell'arte in epoca illuministica, alla ricerca operata in sintonia col movimento liturgico da architetti che accoglievano la lezione della contemporaneità.
Al proposito, momenti di passaggio significativi sono considerate le opere viennesi di Otto Wagner e di Jože Plecnik, in cui, entro la maestria progettuale espressa secondo i criteri stilistici dell'Art Nouveau, si ravvisa la ricerca di un impianto di chiesa che consenta di “rendere il rito più vicino ai fedeli”. Il che, per esempio nella chiesa dello Spirito Santo di Vienna, Plecnik ottiene grazie alle capacità strutturali del cemento armato che permettono di eliminare le colonne che separano le tre navate, rendendo in tal modo diafano lo spazio e conferendo maggiore unitarietà al luogo della celebrazione.
 
Questi sviluppi esprimono l'inizio di una variazione nella configurazione dello spazio cultuale post tridentino che, per contrapposizione alla Riforma, era incentrato sul tabernacolo eucaristico e su una marcata separazione tra presbiterio e navata.
L'A. ripercorre i “luoghi fonte” del movimento liturgico, il quale com'è noto aspira a riprendere, aggiornandola, l'organizzazione originaria della liturgia cristiana. Il movimento liturgico trova un terreno di coltura propizio in particolare nelle abbazie benedettine di Beuron e di Maria Laach, e non a caso Romano Guardini soggiornò nella prima nel 1906 e nella seconda dodici anni più tardi scrisse il suo “Vom Geist del Liturgie” (Lo Spirito della Liturgia), che resta una pietra miliare del pensiero liturgico.
Ripercorrendo diversi scritti di Guardini, l'A. riesamina in dettaglio la seminale esperienza del Castello di Rothenfels e del modo in cui qui, la Cappella e la Stanza dei Cavalieri furono ristrutturate sotto la direzione di Rudolf Schwarz, divenendo esempio principe dello spazio “cristocentrico”.
 
Ma l'analisi non si limita al tema dell'organizzazione del luogo liturgico, bensì indugia su tutti gli elementi che lo costituiscono: Schwarz pose molta attenzione sul tema della luce come parte costitutiva fondamentale dell'architettura e a Rothenfels si impegnò anche nel disegno degli oggetti liturgici, la cui presenza contribuisce a donare il senso loro proprio, sia al luogo, sia al momento della celebrazione.
 
Alla “scuola” di Maria Laach si era recato anche Martin Weber (1890-1941) che nel '21 fondò con Dominikus Böhm, che era stato suo docente di architettura, l'Atelier für Kirchenbaukunst (Studio per la progettazione di chiese), ispirandosi alle riflessioni di van Acken. Queste non si limitavano a sostenere la preminenza dell'altare entro lo spazio della chiesa, ma auspicavano anche una manifestazione esteriore di tale organizzazione interna: “La nuova chiesa doveva risultare con tutta evidenza una Messopferkirche, una chiesa per il sacrificio eucaristico. Per contro le devozioni popolari dovevano essere relegate negli spazi più laterali e defilati” (pg. 39).
I due progettisti daranno luogo a diversi progetti di studio e realizzazioni che seguono tali principi, che porteranno a compimento assieme o separatamente. Tra gli studi si segnalano Lumen Christi, Atrium e Circumstantes.
 
Tra le realizzazioni la chiesa di St. Bonifatius a Francoforte, firmata da M. Weber nel 1927 e la chiesa di St. Engelbert a Colonia, firmata da D. Böhm nel 1932.
 
Anche Otto Bartning in questo periodo si impegna nella formulazione di progetti a carattere cristocentrico e coerenti con lo stato dell'arte architettonica dell'epoca. Da cui nasce la chiesa della Resurrezione di Essen, del 1930.
 
Tra i diversi esempi di diversi autori presi in considerazione, l'A. pone in un posto di particolare rilievo quello della chiesa del Corpus Domini ad Aachen, al cui progetto R. Schwarz prese a lavorare a partire dal 1929.
 
In quest'opera si evidenzia come l'uso del cemento armato consente muri relativamente sottili che definiscono un ambiente la cui atmosfera è armonizzata dalla luce solare e da quella delle lampade sapientemente disposte. Di tale chiesa, il cui spazio si presenta “vuoto” R. Guardini ha scritto: “Questo non è vuoto, questo è silenzio! E nel silenzio c'è Dio”.
Dopo gli anni della dittatura, in cui il regime sostenne l'approccio storicistico ai progetti di architettura, la ricostruzione postbellica vide il fiorire delle ricerche portate avanti nell'ambito del movimento liturgico, in molteplici progetti. In coerenza con quanto scritto in più occasioni dal liturgista benedettino Frédéric Debuyst, l'intensa carrellata presentata da A. Marchesi si conclude con la chiesa di San Lorenzo a Monaco di Baviera progettata a metà degli anni '50 da Emil Steffann (considerato il più diretto erede di R. Schwarz) insieme con Siegfried Östreicher e la consulenza liturgica di Heinrich Kahlefeld (“il più brillante fra gli allievi di Guardini e successivamente esperto di liturgia al Concilio Vaticano II”).
 
Come spiega Kahlefeld, la chiesa dovrebbe dare l'idea di un luogo tanto coinvolgente quanto quello in cui si riunisce una famiglia. E, secondo Debuyst, quella di San Lorenzo a Monaco è una chiesa-casa in cui “Si attualizza... in una splendida trasposizione ecclesiale, l'immagine prima e fondamentale dell'Eucaristia, quella immagine che Romano Guardini aveva sempre rimpianto, rammaricandosi che nel corso dei secoli fosse diventata così poco visibile” (citato da F. Debuyst, “Chiese, Arte, architettura, liturgia dal 1920 al 2000” pag. 59, Milano 2003).
 
21/06/2012
Molteplici sono le ricostruzioni storiche pubblicate sul periodo preso in considerazione da Marchesi. La sua esposizione ha il notevole pregio della compattezza e della dovizia di esempi e citazioni che consentono un immediato raffronto tra espressione “teorica” e manifestazione “pratica”. La varietà di esempi presi in considerazione consente anche di apprezzare la varietà delle proposte formali maturate in seno al proficuo ripensamento liturgico-architettonico avvenuto in terra germanica che si muovono, sia in ambito strettamente “moderno”, sia (per esempio nelle opere di Dominikus Böhm e del figlio Gottfried o dello steso Steffann) con accenti non privi di richiami storici.
L'architettura a volte si perde nelle parole: ma gli edifici sono oggetti concreti, e vanno visti ed esaminati per quel che sono. Per questo l'opera di Marchesi è importante: la sua esposizione è sempre legata a esempi specifici. E quelli considerati hanno un valore profetico per l'architettura delle chiese, perché raccontano con immediatezza grafica quel che è avvenuto là dove il movimento liturgico si è dispiegato nel modo più fruttuoso. Come scrive Marchesi, “Papa Pio XII, riferendosi al Movimento Liturgico, parlerà nel 1956 di un passaggio dello Spirito Santo nella sua Chiesa” (pag. 26).
 
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