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 Home page - Una chiesa al mese - Diocesi di Chiavari, chiesa di Santa Maria Madre della Chiesa - Scheda completa 

Santa Maria Madre della Chiesa

Lavagna (Ge),corso Genova 131
07/09/2012
La stretta lingua di terra pianeggiante che costeggia il litorale, attraversata longitudinalmente dalle infrastrutture di comunicazione, negli anni Sessanta è coinvolta da processi di espansione e densificazione dei tessuti residenziali, sulla base di un'anonima griglia viaria parallela alla costa. Per la cura pastorale del nuovo quartiere, compreso tra il porto e i contrafforti delle alture dell'entroterra, il vescovo di Chiavari mons. Luigi Maverna costituisce la Vicaria Autonoma di Maria Madre della Chiesa il 30 settembre 1967 (eretta in parrocchia il 22 agosto 1968), smembrandone il territorio dalla Parrocchia di Santo Stefano; la sede provvisoria è presso un edificio in via degli Orti. Primo parroco della parrocchia, fino al 1997, è mons. Romano Ferroggiaro.
Il complesso definitivo di chiesa e opere pastorali viene realizzato a poca distanza, su un isolato parallelo al tratto urbano della via Aurelia (via Previati) e all'adiacente ferrovia litoranea. Il progettista incaricato, nel 1972, è Guido Campodonico, giovane architetto di Chiavari che aveva appena ultimato la chiesa parrocchiale di San Paolo di Pila nella periferia della vicina Sestri Levante; dall'avvio del cantiere della nuova chiesa fino ad oggi Campodonico ha continuato a seguire le vicende costruttive e manutentive del complesso, in sintonia con i parroci che si sono succeduti nella cura pastorale della parrocchia.
07/09/2012
Il complesso parrocchiale va a inserirsi in un contesto urbanizzato costituito da edifici multipiano frammentari, privi di caratteri condivisi e di qualità intrinseche. Il lotto, a sviluppo fortemente longitudinale, è compreso tra la via Aurelia e il principale asse viario del quartiere (corso Genova). La strada statale e la ferrovia costituiscono una forte cesura nel territorio parrocchiale, che si sviluppa trasversalmente alla costa.
In tale ambiente urbano decoeso e lacerato si inserisce la proposta progettuale di Guido Campodonico, la cui ricerca professionale e culturale nei primi anni Settanta era decisamente orientata a studiare il rapporto tra la dimensione regionale dell’architettura e i temi del Movimento Moderno. Nel quadro delle profonde trasformazioni subite dal paesaggio tradizionale ligure, l'attenzione verso alcune declinazioni proposte dai maestri della modernità offre spunti utili per il recupero dell’essenzialità e della sobrietà, conciliabili con le identità e le tradizioni costruttive locali (Campodonico 1983, pp. 20-21). L'architettura moderna può quindi proporre ricuciture e ridisegni che, coraggiosamente, introducono elementi di ordine e riconoscibilità in tessuti privi di forma; pur avendo scelto di “servire la Tradizione del Moderno” (Masiero 1998, p. 15), Campodonico non è certo succube del Razionalismo (De Carlo 1998, p. 8) e ne tenta un'originale sintesi nei contesti liguri.
Le due chiese parrocchiali realizzate da Campodonico (Sestri Levante 1967-1970 e Lavagna 1974-1977) sono tuttavia meno direttamente riconducibili ai filoni di studio del progettista: per la loro peculiarità dimostrano “l’autonomia di una concezione architettonica, che oltrepassa senza deprimerle le funzioni prime, in quanto consapevole che ogni spazio non possa tendere in architettura se non ad una pienezza di significato umano” (Campodonico 1983, p. 23). Peraltro, annota Masiero (1998, p. 14), la scelta di lavorare sul tema della chiesa "mentre impazza il Sessantotto, è indubbiamente sintomale […]: Campodonico si interroga su quell’indecifrabile ‘limitare’ tra terra e cielo, uomo e Dio”. Le differenze tra le due chiese risentono del passaggio epocale del Concilio Vaticano II: mentre San Paolo di Pila a Sestri esprime la tensione sociale del travaglio conciliare, pur conservando un impianto tradizionale, la successiva chiesa di Lavagna è fondata sulla centralità dell'altare e sull'assemblea avvolgente, espressi con “un più maturo ritorno all’essenzialità e al rigore geometrico, quali riflessi di una più chiara teologia” (Campodonico 1983, p. 22).
07/09/2012
Il rapporto tra poli liturgici e assemblea è il tema nodale dell’architettura della chiesa.
La pianta dell’edificio e la disposizione dei fedeli adottano uno schema a croce greca, al cui centro è collocata l'articolata pedana con l’altare, l'ambone, la sede e - a fianco - il fonte battesimale. Il nitido modello geometrico non determina, tuttavia, una planimetria rigidamente bloccata. I quattro bracci della croce sono infatti sfalsati a due a due, consentendo di tracciare quattro assi tangenti la pedana centrale e aperti verso l'esterno della chiesa, sottolineati da tagli volumetrici e luministici che dinamizzano lo spazio assembleare: verso nord e verso ovest si aprono gli ingressi, a est il collegamento con le opere parrocchiali, a sud la cappella con la statua mariana.
La grande mensa eucaristica è collocata sotto il lucernario cruciforme che copre l’intera crociera, considerato dal progettista come l'espressione della mediazione tra Dio e l’uomo (Campodonico 1983, p. 65). La pedana presbiteriale, pur esprimendo una forte concentrazione dei poli liturgici, è attentamente disarticolata per aree e livelli, in modo da non creare sovrapposizione visiva e simbolica tra i suoi diversi fuochi. Se l’altare occupa la posizione centrale, l'ambone e l’ampia panca  per il presidente e i ministranti costituiscono un manufatto unitario e possente, parallelo alla chiusura del capocroce che separa l'aula dalla cappella eucaristica e dalla sacrestia: quattro alzate sollevano l'ambone e lo rendono il punto più elevato della crociera, caratterizzato dall'ossimoro tra la pesante solidità del parapetto in calcestruzzo e l'ardito sbalzo che lascia a vista la rampa di salita. Nella parete di chiusura orientale del capocroce è collocato, a destra, il tabernacolo 'passante', ossia fruibile sia dall’aula principale, sia dalla cappella dell’adorazione. Questa può avere anche la funzione di cappella feriale, officiabile ad un altare cubico centrale.
Tra le due penisole che costituiscono la pedana centrale (altare e ambone/sede) è collocata, a un livello più basso, l’ampia vasca battesimale, in una posizione ottimamente visibile che esprime la forte riscoperta postconciliare della dimensione comunitaria dei riti dell’iniziazione, pur senza sovrapporsi o confondersi con gli altri poli adiacenti. Su un'ulteriore penisola frontale della pedana - probabilmente pensata come punto per l'animazione dell'assemblea - è collocato un leggio per la Parola, rivolto verso i fedeli. A sinistra, si dispone il coro (alla testata del braccio, la cantoria dell'organo a canne).
Il cuore del progetto è, in sintesi, costituito dal misurato equilibrio tra il sistema delle pedane centrali e la disposizione cruciforme dell'assemblea: “L’impostazione di quest’opera rifiuta coraggiosamente quel consueto stilema grammaticale che interpreta la compagine accorpata dei fedeli come componente fondamentale per costruire quell’ ‘unità’ della cuncta familia dei fortemente perseguita dai movimenti conciliari, e tenta di ottenere la comunanza di partecipazione all’azione liturgica non appunto con un accorpamento sic et simpliciter dell’assemblea, ma attraverso la forza di coesione indotta da una particolare tensione centripeta dello spazio; superando una situazione puramente distributiva, perviene al risultato perseguito utilizzando la forza di una legge architettonica legata al fenomeno dello spazio” (Gresleri 1984, p. 52). Il dimensionamento più contenuto delle pedane rispetto al progetto iniziale consente attualmente un'immediata prossimità dei fedeli all'altare.
Di grande interesse è il luogo del sacramento della riconciliazione: agli incroci occidentali dei bracci della croce vengono ricavati due ambienti ad uso confessionale, riservati ma luminosi, ciascuno affacciato su un hortus conclusus  posto tra le pareti dell’aula cruciforme e il perimetro quadrato che la rinchiude. Analoghi spazi si trovano agli altri due angoli dell'edificio, presso vani utilizzati per ufficio e incontro, andando a comporre un insieme di ...
07/09/2012

I due richiami iconografici principali sono inscritti nell'architettura stessa dell'edificio.

La trave cruciforme centrale che segna il lucernaio sopra l’altare è certamente l’elemento dominante il programma iconografico, materialmente costituente la struttura della chiesa: la posizione intermedia tra lo spazio interno e la copertura vetrata consente tuttavia una sensazione di ‘galleggiamento’ dell'elemento, privato quasi della sua gravità. Il tema è richiamato, in modo più esplicito, nella croce a stelo posta tra la sede e l'ambone, su cui è stata successivamente collocata una statua del Crocifisso in noce, opera di Francesco Dall'Orso.

Il tema mariano è invece architettonicamente evocato nell'attributo dell'hortus conclusus, richiamato dai patii interni ricavati tra l'aula cruciforme e il recinto quadrato esterno, sopra descritti. Nello spazio generato dal disassamento dei bracci del transetto, a destra dell’altare, trova collocazione la statua della Vergine (opera di fine Settecento, restaurata e ricollocata nel 1980), illuminata da una camera di luce aperta proprio verso uno dei patii interni.

Il disegno progettuale non figurativo della chiesa non ha impedito l'inserimento di nuove opere. La porta del tabernacolo, con la croce gloriosa, è di Gaspare Da Brescia (Crotone 1955); Francesco Dall'Orso (Lavagna 1921), scultore ligure di fama internazionale già autore del Crocifisso, ha recentemente realizzato le stazioni della Via Crucis in lastre di ardesia (2007). Coerentemente con il disegno progettuale dell'edificio, le stazioni sono state disposte accorpate in fasce regolari, nelle testate dei bracci ovest e sud dell'aula.

07/09/2012
L’illuminazione zenitale caratterizza l’ambiente interno: i lucernai coprono l’intera crociera centrale, con l’accelerazione luminosa e spaziale del tiburio crucesignato sull’altare. La preponderante illuminazione naturale non è tuttavia ottenuta con materiali leggeri o diafani: la scelta del calcestruzzo e del vetrocemento manifestano una concretezza fisica capace di catturare e trattenere la luce, usandola come elemento di costruzione. Oltre alle aperture nel solaio, la luce è condotta nell'involucro murario grazie alle vetrate nei tagli degli ingressi e alle feritoie, ricavate agli spigoli esterni dei bracci della crociera, sfruttando tutte le potenzialità offerte dall'interpretazione di sapore 'neoplastico' (Gresleri 2001) della pianta a croce greca. La combinazione dei tagli e dei lucernai, che alternano luce diretta e luce indiretta, porta ad animare le superfici in calcestruzzo a vista, rendendo riconoscibile l'impronta delle casserature lignee e bagnando i materiali con luce calda. Ma soprattutto, secondo Glauco Gresleri (1984, p. 52), “sotto questa luce – progettata perché risulti appunto ‘squillante’ – i segni e le azioni liturgiche acquistano la massima intensità espressiva, si esaltano attraverso l’astrazione e comunicano in termini di lirismo”; si tratta di un caso singolare in cui la geometria e il ritmo, e non i lirismi espressionisti, sono “generatori di emozioni”.
 
07/09/2012

Nelle parole del progettista, “la chiesa si pone, hortus conclusus, come un’isola incontaminata nel deserto del caos urbano. Ai suoi quattro angoli quattro alti recinti murari custodiscono quattro piccoli giardini, luoghi di meditazione posti presso i confessionali e la cappella del Santissimo.” (Campodonico 1983, p. 65).La ‘protezione’ della comunità non implica tuttavia una chiusura verso il contesto: anzi, è la matrice stessa della croce greca ‘aperta’ a innervare i percorsi di avvicinamento e di attraversamento della chiesa, quasi a legare in una medesima logica l’interno e l’esterno, lo spazio sacro e il mondo profano, l'aula liturgica e le opere pastorali e sociali. Gli ingressi alla chiesa, ricavati dallo scarto planimetrico tra i bracci della crociera, sono denunciati esternamente da profondi svuotamenti nel volume compatto, canali visivi e spaziali di penetrazione nel recinto. La connessione tra le diverse parti del complesso è invece garantita da un lungo corridoio, ampiamente finestrato e sopraelevato (consentendo la comunicazione tra gli spazi urbani adiacenti), che unisce la chiesa e l'ingresso orientale alle opere, ralizzate successivamente alla chiesa e completate nel 1989.La disposizione a 'C' dei tre blocchi consente la definizione di un sagrato-cortile, disposto su due livelli, recintato e protetto, ma ben collegato con i due assi viari adiacenti, con percorsi che avvolgono e attraversano tutto il complesso parrocchiale: nonostante il sagrato principale si apra preferibilmente verso la parte del territorio parrocchiale oltre la ferrovia, la barriera infrastrutturale impedisce tuttavia una reale osmosi tra la vita sociale delle diverse parti del quartiere e il centro parrocchiale.Nel basamento della chiesa, che solleva la piastra dell’aula liturgica rispetto alla viabilità adiacente, è allestito il salone parrocchiale, che ha il proprio ingresso verso il sagrato sud. A est della casa canonica, dotata anch'essa di un orto recintato, è sistemato il campo sportivo parrocchiale.

 
07/09/2012
Il complesso parrocchiale segue una linea compositiva prevalentemente orizzontale, che non accetta la competizione in altezza con i tessuti urbani adiacenti, disgregati ed espressione di una povertà spaziale diffusa. Anzi, è proprio la linearità orizzontale che segna, con una cesura, il paesaggio urbano, proponendosi come riferimento “attraverso il rigore e la perfezione geometrica astratta di significati teologici e liturgici” (Campodonico 1983, p. 64): segno riconoscibile in un “non ambiente” (Guido Campodonico 1974, p. 27). Anche il disegno degli spazi aperti introduce elementi di ordine e di urbanità, mediazioni tra il taglio netto della ferrovia, i lacerti di terreni agricoli inglobati nel caos insediativo e la pluralità delle soluzioni abitative adiacenti.
Non mancano tuttavia elementi di verticalità. Oltre ai profondi tagli degli ingressi alla chiesa, l'elemento dominante è costituito dal campanile, costituito dal traliccio metallico tripartito a cui sono appese le campane (concerto della ditta Capanni di Castelnovo ne’ Monti, 1995): posto sul lato est del cortile-sagrato (in sostituzione di un primo castelletto, anch'esso metallico, sul solaio della chiesa), è ben riconoscibile nei percorsi di avvicinamento alla chiesa. Anche il partito compositivo delle opere parrocchiali adotta un ordinato ritmo, scandito dai piedritti verticali.
“Sono poche le chiese in Italia ad avere questa chiarezza di intenti e una spiritualità così interiorizzata, discreta, essenziale” (Masiero 1998, p. 14).
07/09/2012
Gli interventi effettuati nei quarant'anni di vita della chiesa sono dovuti a problemi di ordine diverso: l'integrazione del programma iconografico, l'aggiornamento degli impianti e la manutenzione delle strutture dell'edificio.
Per quanto attiene al programma iconografico, sono stati sopra indicati gli interventi relativi al Crocifisso e alla Via Crucis, realizzati rispettivamente nel 1985 (in occasione della missione cittadina) e nel 2007, ad opera di Francesco Dall'Orso.
L'impianto di illuminazione della chiesa è stato recentemente rifatto, con una forte attenzione sia alle esigenze celebrative, sia alle linee dell'architettura dell'edificio: lo studio progettuale dei corpi illuminanti nuovi e della loro disposizione è stato effettuato dall'architetto Campodonico. Sempre il progettista ha seguito anche i lavori di manutenzione e riabilitazione delle superfici esterne in calcestruzzo a vista (1997), fortemente degradate a causa della deperibilità del materiale e delle condizioni ambientali marittime: per non tradire il disegno delle casserature lignee del calcestruzzo, il recupero delle superfici ha adottato una trama che richiama le dimensioni e la disposizione delle casseforme originarie.
Punto debole dell'edificio resta il comfort termico: i materiali impiegati rendono infatti la chiesa torrida d'estate (e con fatica riscaldabile d'inverno), sebbene l'articolata disposizione delle aperture (nei bracci della crociera, nei patii, nel tiburio) consenta una certa ventilazione naturale.
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