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 Home page - Una chiesa al mese - Diocesi di Alba, parrocchia della Natività  di Maria Santissima - Scheda completa 

Chiesa della Trasfigurazione

Alba, frazione Mussotto

14/05/2013
La parrocchia della Natività di Maria viene eretta nel 1920 presso il santuario di Prarolo, luogo di devozione mariana attestato fin dal XVI secolo, ricostruito nel 1913 per iniziativa dei fedeli in sostituzione di un precedente edificio già ricostruito nel 1768. La posizione decentrata del santuario rispetto alle previsioni di sviluppo urbanistico di Alba e la dimensione limitata dell’aula hanno consigliato alla diocesi di Alba di prevedere, all’inizio del decennio scorso, la costruzione di un nuovo complesso parrocchiale, con una chiesa dedicata al mistero cristologico della Trasfigurazione. La chiesa storica, ora succursale, conserva la prevalente funzione di santuario e di centro di animazione culturale dell’area, affidato in comodato d’uso a un’associazione musicale ecclesiale.
La parrocchia ha provveduto a individuare, in accordo con la curia, i progettisti del nuovo complesso, attivi nell’albese e impegnati sui temi dell’architettura liturgica: il decano del gruppo, Ugo Dellapiana, nell’immediato post-concilio aveva progettato e realizzato la chiesa della frazione San Cassiano, a sud-ovest di Alba, che resta una delle chiese degli anni Settanta più interessanti nel panorama piemontese, e aveva realizzato nella Cattedrale il presbiterio provvisorio post-conciliare e il fonte definitivo.
Il dibattito con il parroco, il vescovo e gli organismi di curia, gli incontri con la comunità, l’aggiornamento sul dibattito liturgico attuale e le consultazioni di esperti e colleghi hanno costituito il sostrato in cui gli architetti hanno sviluppato il percorso progettuale: pur muovendo da un’idea forte iniziale, quella della tenda, il gruppo “allargato” e interdisciplinare ha saputo modulare gli assunti iniziali secondo le suggestioni proposte dalla committenza, senza rinunciare a una specifica poetica ma, anzi, arricchendola di valenze pastorali e funzionali.
14/05/2013
Il nuovo complesso parrocchiale sorge nell’area all’incrocio tra la SS 29, che scende da Canale verso Alba, e la direttrice a intenso traffico Asti-Bra-Cuneo. Si tratta di una zona interessata da intricati fasci viari, coinvolta da fenomeni di espansione delle aree urbanizzate con funzioni abitativa, industriale e commerciale.
Il territorio parrocchiale si estende alla sinistra orografica del Tanaro, sulle ultime propaggini rurali del Roero, solo a un chilometro dal centro storico di Alba, con cui è connesso dal ponte di corso Torino. Il lotto su cui sorge il complesso, acquisito dalla diocesi e già destinato dagli strumenti urbanistici a servizi religiosi e sociali, ha uno sviluppo stretto e allungato, che si affaccia su una rotonda nodale nel sistema viario di entrata e uscita dalla città. Accanto al complesso sorgono capannoni e insediamenti recenti a bassa densità, mentre nel prato immediatamente adiacente è previsto un nuovo complesso residenziale, la cui realizzazione è stata ritardata dalla crisi economica in corso.
 
Considerata la frammentarietà dei tessuti insediativi e l’intensità dei flussi di circolazione, la chiesa del complesso parrocchiale è stata pensata come un marcatore paesaggistico forte della presenza ecclesiale, ben riconoscibile anche per chi transita episodicamente, riferimento simbolico non solo per gli abitanti della frazione.
Il tema dell’edificio è, secondo i progettisti, la “tenda-capanna” , intesa come protezione, come luogo di partenza e di passaggio di una Chiesa pellegrina. L’immagine simbolica non è tuttavia assunta in forma ideologica o meramente didascalica: il richiamo alla Tenda è infatti mediato dalla liturgia, ordinatrice dello spazio e del tempo della celebrazione.
La Tenda, abitazione di Dio in mezzo al suo popolo durante l’esodo verso la Terra Promessa, esprime un’ampia gamma di valenze simboliche veterotestamentarie; nel caso specifico anche la dedicazione della chiesa, la Trasfigurazione, implica un richiamo al tema delle tre capanne che Pietro vuole realizzare per rendere permanente la compagnia gloriosa di Gesù trasfigurato (Lc 9,33; Mc 9, 5; Mt 17, 4). Infine,  in termini escatologici, la tenda evoca la presenza divina: ad esempio nei passi conclusivi dell’Apocalisse (21, 3-4) "Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte, né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate".
14/05/2013

La definizione dell’impianto liturgico è l’esito di un percorso progettuale che ha coinvolto il parroco don Franco Gallo (parroco dal 2000), la comunità e gli uffici di curia, sotto la guida del vescovo mons. Sebastiano Dho (vescovo di Alba tra il 1993 e il 2010), nonché il Comitato per l’Edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana.

All’interno dello spazio della “tenda”, concept del progetto, sono state ipotizzate diverse sistemazioni liturgiche: assemblea dispiegata a ventaglio lungo l’asse maggiore longitudinale, con presbiterio plenario frontale; assemblea raccolta attorno a un presbiterio a “isola” centrale, con i poli concentrati; assemblea bipolare, organizzata ellitticamente attorno al binomio altare-ambone, con sede lungo l’asse maggiore, dietro all’altare. Invarianti progettuali, durante il dibattito, sono rimasi i tre accessi lungo i due assi dell’ellisse di base, il legame tra il battistero e la torre campanaria, la posizione della cappella feriale con custodia eucaristica. L’idea generatrice dell’opera, maturata e cresciuta sulla base di contenuti biblici ed ecclesiologici, ha dunque dimostrato una certa versatilità nell’ospitare soluzioni liturgiche diverse, fino ad una quasi naturale convergenza verso il modello di assemblea meglio inserito nel disegno spaziale complessivo, ossia quello ellittico bipolare. La stretta biunivocità tra impianto e forma è dunque solo apparente, e la forte coesione spaziale è l’esito di un percorso progettuale articolato e polifonico, non di un’intuizione o dell’applicazione di un modello schematico esogeno; tale faticoso labor limae è stato ancora ponderato e meditato da curia e parrocchia in fase di realizzazione e sperimentazione.
La soluzione definitiva adotta quindi il modello bipolare, con l’assemblea disposta in due valve semiellittiche attorno ad altare e ambone, separati da un ampio spazio libero centrale “espressione dell’aspettativa di un totalmente Altro che si dona, e nello stesso tempo espressione di un rinvio a Lui” (relazione di Ugo Dellapiana). La sede del presidente, affiancata dai seggi dei ministranti, fa parte dell’assemblea, non è su un ‘presbiterio’ ma è ‘nella’ comunità; è posta in posizione baricentrica tra altare e ambone, in asse all’ingresso principale della chiesa sotteso al lato corto dell’ellisse di impianto.
I due poli principali sono adagiati su una pedana unitaria che assume la forma simbolica del pesce, la cui coda va a raccordarsi con il terzo polo, il battistero, visualizzando così il nesso profondo tra fonte, ambone e – al termine del percorso iniziatico – altare eucaristico. La sagoma dell’ictus è definita dalla diversa cromia del pavimento (in resina) e da un rialzo dell’area dell’altare, di un’ampiezza tale da agevolare i movimenti rituali.
L’attento equilibrio delle quote dei due manufatti testimonia la cura nell’unire e nel distinguere al tempo stesso i due poli, nel loro “sollevarsi” sull’assemblea e nel loro “radicarsi” nel suolo:l’ambone è impostato sul pavimento al livello dei fedeli, ma si innalza di 30 cm grazie a due alzate, ospitate all’interno dei parapetti; il blocco dell’altare si appoggia invece direttamente a terra, ma sulla pedana rialzata di 30 cm. I livelli di imposta sono quindi pari, ma le modalità con cui i due luoghi si rapportano al piano dell’assemblea è ben differenziata. Proseguendo nel gioco delle quote, il fondo del battistero è invece ribassato di tre gradini (45 cm), secondo il tradizionale simbolismo della “discesa” verso la purificazione, intesa come morte alla vita vecchia per poi riemergere rinati a vita nuova. Se è vero che la vasca scende, è vero anche che il battistero è collocato nella torre campanaria, potente mezzo di elevazione e forte marcatore paesaggistico. Per quanto attiene la collocazione del fonte, il nesso battistero-torre è un binomio storicamente consolidato, già riproposto – ad esempio – nell’architettura tedesca del secondo Novecento; il fonte, inoltre, è posto di fianco a una delle porte di ingresso: la visibilità anche esterna, garantita da un’ampia vetrata, reinterpreta ed estende la percettibilità dell’assetto tradizionale controriformista.
 
La soluzione realizzata concretizza dunque la scelta di porre i poli liturgici in uno spazio vuoto al centro dell’assemblea celebrante, con un’attenta distinzione dei luoghi e dei tipi di ministerialità, tra cui è sottolineata quella del presbitero presidente. L’assemblea è raccolta attorno alle due mense, ma non è chiusa su se stessa, non è autoreferenziale: l’assetto spaziale e luministico dimostra infatti una forte sensibilità verso un orientamento escatologico della chiesa, evocato dalla disposizione longitudinale/processionale del complesso, ma soprattutto dall’apertura dell’edificio verso il cielo e verso l’esterno, con una disposizione che “porti all’altare senza fermarvisi, che indichi al di là una prospettiva cosmica e sovra cosmica” (dalla relazione di progetto); intorno all’altare, infatti “la famiglia dei fedeli non apparirà come una famiglia umana chiusa in se stessa: la famiglia cristiana deve essere sempre aperta: aperta sulla Chiesa invisibile formata da tutti i cristiani, in questo e nell’altro mondo, aperta sul mondo, sul regno eterno”.
 
Passando agli altri poli liturgici, il tabernacolo è conservato in uno spazio riservato, ma ben percepibile dall’aula grazie alle ampie superfici vetrate che collegano visivamente, pur separando spazialmente, i due ambienti; il vano per la custodia eucaristica è utilizzabile anche come cappella feriale grazie alla presenza di un altare cubico di modeste dimensioni e di un leggio stabile affiancati da croce astile, coerenti con l’insieme.
I due spazi per la confessione sono collocati agli estremi della parete settentrionale, in prossimità degli ingressi pertinenti l’asse maggiore, sottolineando come il sacramento della penitenza introduca alla comunione dell’assemblea raccolta nel celebrare.
La sacrestia ha una collocazione chene sottolinea la valenza liturgica, piuttosto che quella funzionale: è infatti posta sotto il manto di copertura della “tenda” ed è in diretta connessione con la cappella feriale, di cui può costituire un’espansione.
 
In sintesi, l’allestimento liturgico del Mussotto è probabilmente la sperimentazione più matura in area italiana di applicazione dell’impianto a “communio-raum” (spazio di comunione, a due poli) a una chiesa parrocchiale: infatti mentre nella chiesa del Redentore di Modena (concorso pilota Cei 3) la sistemazione ellittica è inserita a posteriori in un’aula concepita per un assetto frontale, o nel progetto per Baragalla (concorso pilota Cei 4) non si è verificato un esito bipolare avvolgente, nella chiesa della Trasfigurazione lo spazio interno, l’organizzazione dell’assemblea (che può arrivare a circa 700 fedeli) e la disposizione dei poli – frutto di un lavoro di ricerca comunitario – paiono fortemente coesi ed eloquenti.
14/05/2013
Nella logica di questo progetto, i gesti liturgici sono la prima ed essenziale forma di “iconografia” nello spazio della chiesa.
L’apparato figurativo è totalmente affidato a una sola grande opera pittorica (2 x 2 metri), sospesa sotto la vela più prossima all’altare (ma, giustamente, non direttamente al di sopra dell’altare). Il difficile soggetto della Trasfigurazione è stato affidato ad Arcabas, uno dei più noti pittori di arte sacra del secondo Novecento. L’artista (Jean-Marie Pirot, nato a Trémery nel 1926) ha insegnato dal 1950 al 1969 a Grenoble e, dopo diverse esperienze professionali e didattiche in Francia e in Canada, vive ora sulle montagne dell’Isère; opera con diverse tecniche, e nel corso della carriera si è impegnato continuativamente nel campo dell’arte sacra (soprattutto soggetti biblici) e degli arredi liturgici (abbazia di Tamié, cattedrali di Rennes e Saint-Malo). L’opera del Mussotto “dovrebbe cogliere il segno della Croce o Crocifisso, coniugato al momento evangelico della Trasfigurazione cui è dedicata la chiesa” (relazione di progetto); per tale ragione, la croce vicina all’altare è priva del Crocifisso, che avrebbe potuto essere interpretato come una duplicazione rispetto al vicino volto di Cristo trasfigurato. Anche la realizzazione del Volto ha comportato un intenso dialogo tra il gruppo di progettazione, la comunità e l’artista, che si è lasciato provocare e interpellare dagli stimoli posti, relativi all’intensità dello sguardo all’espressività dei tratti somatici e alla flessione del sorriso. Il sistema fotovoltaico montato sul campanile produce l’energia necessaria per garantire un’illuminazione permanente al volto della Trasfigurazione, sempre visibile attraverso la porta a vetri posta sull’asse maggiore della chiesa, anche transitando sulla rotonda antistante la chiesa, di notte.
 
Alle pareti dell’aula sono ospitate le riproduzioni di altre due notissime opere di Arcabas: le tele della Nascita di Cristo  (esposta nel palazzo arcivescovile di Bruxelles) e della Cena di Emmaus (realizzata per la cappella della Risurrezione nella Comunità Nazareth al Pitturello, presso Torre de’ Roveri).
 
Gli arredi liturgici (altare, ambone, fonte battesimale), la croce presbiteriale e la croce esterna sono stati realizzati su disegno dei progettisti. L’altare, di dimensioni relativamente contenute e circondato da un ampio spazio per i movimenti rituali, ha forma piramidale cava affondata nel suolo: è dunque inserito nel mondo, ma aperto verso l’alto, l’infinito del cielo. L’ambone interpreta il tema della tribuna elevata su cui è posto il leggio, con una soluzione coerente con il contesto. Il fonte è composto da una conca a conchiglia, da cui l’acqua corrente può scende in una vasca a pavimento.
 
Anche le sedute per i fedeli sono state realizzate su disegno specifico: la coralità della disposizione ellittica trova un interessante contrappeso nella sottolineatura individuale dei posti, che indica come ogni cristiano sia invitato – personalmente – al banchetto, chiamato ad assumere responsabilmente una propria posizione, contribuendo anche a creare una “iconografia viva” di volti raccolti attorno alle due mense , che si vedono e si riconoscono reciprocamente, rispecchiandosi nel Volto trasfigurato. Anche nelle condizioni della chiesa ‘a riposo’, “gli alti schienali conservano una ‘presenza’ continua: di giorno e di notte c’è sempre qualcuno con te” (relazione di progetto).
14/05/2013
L’apertura verso l’alto dello spazio liturgico, oltre ad esplicitare l’orientamento estroflesso ed escatologico dell’assemblea, consente anche di catturare e di riflettere all’interno della tenda la luce zenitale, creando zone illuminate e in penombra in continua variazione, senza abbagliamento: un ambiente di “serena luminosità” che “favorisca, emozionando, il raccoglimento e la preghiera del popolo di Dio in cammino nel suo pellegrinaggio terreno” (dalla relazione di progetto). Gli squarci tra le vele, grazie alle loro limitate dimensioni, generano fasci di luce destinati ad apparire e dissolversi nel giro di pochi minuti “significando il divenire delle cose e della vita nei suoi molteplici aspetti di luci ed ombre” (relazione di Ugo Dellapiana). Alcuni tagli, tuttavia, sono specificamente orientati all’assetto liturgico, come il triangolo sopra la sede.
Oltre alla luce zenitale, l’aula si apre verso l’esterno in modo orizzontale grazie ai tagli bassi delle vetrate perimetrali , che consentono l’ingresso di luce filtrata e che permettono la comunicazione tra l’esterno e l’interno in qualsiasi momento della giornata e della notte. Il portico su cui si aprono le vetrate basse consente di “accedere alla chiesa senza entrare”, è lo spazio “per Nicodemo, che di notte, non visto, va a cercare Gesù per conoscerlo, perché prova per Lui simpatia, ma non ha il coraggio di seguirlo abbandonando le cose terrene. Ecco il bivio di scelta che a noi si presenta sempre ogni giorno: il portico del dubbio e dell’incertezza. Per quanto tempo la nostra fede correrà sul bilico?” (dalla relazione di Ugo Dellapiana).
Per quanto attiene l’illuminazione artificiale, i punti luce sono elementi appesi, appositamente realizzati per la chiesa a partire da un manufatto di serie. Un faro è sempre puntato sul Volto trasfigurato, rendendolo visibile giorno e notte.
Le pareti interne sono intonacate con rasatura a calce tinteggiata; le superfici di copertura sono in cartongesso tinteggiato, montate su telai zincati ancorati alla struttura metallica del tetto: alcune lastre sono forate per migliorare l’assorbimento acustico, altre sono lisce riflettenti piene, disposte in modo da favorire la diffusione sonora.
14/05/2013
Il tema della Tenda, che definisce la forma dell’aula liturgica, è un elemento della tradizione simbolica biblica, ma esprime anche alcune delle condizioni della comunità cristiana, quali la provvisorietà e l’itineranza peregrinante della Chiesa, tradotte formalmente dal sommovimento dei “teli”, smossi dal “vento sottile” della presenza divina: le vele “dicono l’emozione dell’attesa, nello sguardo verso il cielo attraverso lo squarcio della sommità vetrata dello zenit” (relazione di progetto).
L’insieme del complesso parrocchiale è caratterizzato dall’importanza del sistema di circolazione, che riordina gli spazi in una sequenza longitudinale cosparsa da tanti punti focali: la chiesa e le opere parrocchiali sono legati da un portico continuo, che passa ‘sotto’ i lembi inferiori dei teli, collega perimetralmente i tre ingressi all’aula e prosegue verso le opere di ministero pastorale e la casa canonica . Il lotto in cui è inserito il complesso parrocchiale è costeggiato dal canale che divide l’area dall’adiacente prato, destinato all’edificazione. La necessità di superare il corso d’acqua costituisce – secondo i progettisti – una circostanza felice anche per le implicazioni simboliche, con il richiamo alla rinascita dallo Spirito.
La modesta superficie del lotto ha anche comportato un uso intensivo del livello interrato : sotto la chiesa è prevista una sala polivalente (incontri conviviali, giochi, oltre agli spazi tecnici, anche con accesso carrabile), mentre il salone le conferenze è sotto l’edificio delle opere (che ospita due uffici, otto aule per catechismo e l’abitazione del parroco).
La concatenazione degli spazi rende il complesso, in sintesi, una vera e propria casa dell’accoglienza, sempre aperta, anche durante le ore notturne: spente le luci della chiesa, resta sempre illuminato il faro sul Volto trasfigurato, richiamo visivo ed emozionale anche a grande distanza.
14/05/2013
Il complesso parrocchiale si inserisce in un’area frammentaria, fortemente segnata dalle infrastrutture viarie e da incroci con rotatorie, che disorientano la percezione delle direzioni e delle polarità. In tale contesto, l’aula liturgica si afferma con elementi di forte riconoscibilità, quali la torre campanaria piramidale, la copertura cuspidata e le aperture dei portali.
 
Per consentire un’adeguata percezione e fruizione, la chiesa è arretrata dal ciglio stradale ed è preceduta da un’area a parcheggio e dal sagrato, segnato da una croce. L’ingresso battesimale è rivolto tale affaccio, mentre l’ingresso principale, sull’asse minore, è già rivolto all’area che, oltre il canale, è destinata a diventare il nuovo centro residenziale e terziario polarizzante l’area oltre-Tanaro; il terzo ingresso è connesso alle opere di magistero pastorale.
La soluzione tecnologica scelta per realizzare i teli della tenda ha certamente un forte impatto paesaggistico: si tratta di superfici in elementi di zinco titanio Rheinzink di colore grigio cangiante (scandole in lamiera pressopiegata ad aggraffatura semplice), ancorate a carpenterie metalliche, il cui aspetto coriaceo è mitigato dalle “sconnessioni” dei teli sopra evocate, che filtrano la luce verso l’interno, ma che generano anche chiaroscuri e penombre sul manto esterno. Per le opere parrocchiali , la cui natura è ben diversa da quella dell’aula liturgica, è stata adottata una tradizionale superficie muraria intonacata e tinteggiata in bianco, in modo da stabilire un dialogo più colloquiale con i tessuti abitativi adiacenti.
 
14/05/2013
Il percorso di riflessione e di progettazione seguito al Mussotto ha prodotto un esito spaziale certamente interessante, e che meriterà un’attenzione continuativa nel suo quotidiano utilizzo rituale (per le celebrazioni eucaristiche festive e feriali, per gli altri sacramenti, per le tante attività che una parrocchia deve poter ospitare, liturgiche e paraliturgiche).
Il tema più difficile da prevedere e da analizzare è quello dell’effettiva percezione dello spazio celebrativo: per certi versi, infatti, una lettura meramente topografico-planimetrica dell’assetto interno porta a leggere due emi-assemblee che si fronteggiano attorno alle due mense; per altri versi, i dispositivi spaziali e luministici messi in atto portano invece a interpretare il volume interno come un insieme fortemente coeso, seppur non introverso. Anche il disegno dei due manufatti di altare e ambone può essere letto percettivamente in modo diverso: come due poli magnetici che attraggono, con strumenti diversi, l’attenzione dei fedeli, o – al contrario – come due punti emergenti su una retta che divide e allontana le due valve dell’assemblea. Sarà la qualità della celebrazione a ‘costruire’ nel tempo l’assemblea e a determinare il successo della sperimentazione, e anche i criteri di giudizio dovranno tenere conto degli aspetti percettivi, prossemici ed emozionali, e non solo di quelli materiali o metrici.
Un altro aspetto da seguire è la possibilità dell’impianto di essere ‘inclusivo’: la disposizione bipolare avvolgente è infatti ‘esigente’, non favorisce posizioni defilate, o appartenenze parziali e dubbiose; mancano infatti navate laterali, o coni d’ombra, in cui chi non si sente pienamente parte della comunità possa partecipare con discrezione alle liturgie, senza restare negli ambulacri esterni oltre le vetrate perimetrali (lo spazio “per Nicodemo”). Certamente la comunità dovrà organizzare l’assemblea in modo inclusivo, attento alle sue periferie più perplesse, ma al tempo stesso non invadente verso i frequentatori episodici o intimiditi dall’eccessiva prossimità alle due mense. Si è finora riscontrata una propensione dei fedeli a sostare presso l’ingresso, e quindi alle spalle dell’ambone, creando qualche problema di rapporto visivo tra il lettore e l’assemblea.
 
Sebbene la chiesa sia in uso solo da pochi anni, alcune interpretazioni stanno affermandosi nella prassi. Ad esempio, la cappella feriale, connessa visivamente con l’aula principale, è utilizzata durante le messe festive come spazio per le famiglie con bambini piccoli: grazie all’ampia vetrata e alla prossimità all’altare lo spazio non è infatti percepito come “segregato”, pur essendo acusticamente protetto. I bambini più grandi, invece, si raccolgono sulle panche in immediata vicinanza ad altare e ambone.
Le canne dell’organo sono state montate nel giugno 2012: per questo tipo di architettura, si tratta di un completamento necessario, non esornativo, in quanto il suono può “liberare quel ‘respiro musicale’ che alimenta il senso della trascendenza, e dunque del divino, raggiungendo tutta la dimensione della eccedenza del volume compreso tra i piani inclinati della tenda” (dalla relazione di Ugo Dellapiana).
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