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Spirito Santo

Paternò (CT), quartiere Ardizzone

04/12/2013
La costruzione di un complesso parrocchiale nel quartiere Ardizzone è stata offerta, alla fine degli anni Novanta, dalla fondazione “Opera Michelangelo Virgillito”, adempiendo alle volontà testamentarie del suo fondatore. Il complesso costituisce la sede definitiva della parrocchia dello Spirito Santo, istituita canonicamente nel 1977: l’attività pastorale si era svolta dapprima nei locali della scuola materna del quartiere, per poi trasferirsi (1982) in un edificio provvisorio prefabbricato .
Sebbene la costruzione del complesso sia l’esito di una forma – ormai inconsueta – di evergetismo privato, lo sviluppo del progetto è avvenuto grazie alla collaborazione tra la Fondazione, la Curia Arcivescovile di Catania e la parrocchia dello Spirito Santo, guidata dal 1993 da don Mimmo Evola.
La selezione dei progettisti è avvenuta mediante una consultazione tra alcuni studi di architettura romani, promossa dall’ingegner Michelangelo Virgillito, nipote del testatore, che si è occupato della realizzazione del complesso per conto della Fondazione. Lo studio Transit Design si è aggiudicato la progettazione e la direzione lavori, operando in collaborazione con l’ing. Virgillito stesso per la stesura del progetto (ottobre 1996), approvato dalla commissione di Arte Sacra dell’Arcidiocesi e dal vescovo.
Il diritto di superficie del terreno è stato concesso dall’amministrazione comunale nel 1997, l’autorizzazione alla costruzione è del 1998 e il cantiere è proceduto celermente. La chiesa è stata dedicata dall’arcivescovo di Catania nell’ottobre 2000, sotto il titolo dello Spirito Santo, trasferito dalla precedente cappella. L’opera, donata dalla Fondazione all’Arcidiocesi, è costata circa 7 miliardi di lire.
04/12/2013
La realizzazione del complesso parrocchiale costituisce un tassello decisivo nel completamento di un quartiere di edilizia economica popolare L. 167, la cui area centrale per servizi era rimasta inutilizzata, e che il nuovo complesso tuttora solo parzialmente utilizza: a est dell’edificio resta un’ampia superficie lavica a verde spontaneo, in attesa del complemento della trama viaria e delle urbanizzazioni. Il precedente prefabbricato si trovava in area decentrata rispetto al quartiere, e durante gli anni Novanta era ormai di fatto insufficiente a fronte della crescita ulteriore della città e della popolazione, nonostante i lavori di ampliamento e risistemazione realizzati nel 1995-1996 (poi sfruttati dalla parrocchia del Sacro Cuore, trasferitavisi nel 2000, precedentemente ospitata in un garage).
Come sopra anticipato, il complesso parrocchiale è stato donato dall’Opera istituita da Michelangelo Virgillito (1901-1977), nativo di Paternò emigrato a Milano nel 1921: dopo aver svolto diversi lavori, ottiene una grande fortuna economica dapprima con la gestione di sale cinematografiche, per poi entrare nel mondo della finanza, dell’imprenditoria dei combustibili e delle assicurazioni. Fin dal Dopoguerra Virgillito contribuisce alla ricostruzione di Paternò, e la sua attività filantropica si è sviluppata prevalentemente in ambito edilizio (asili, scuole, educandati, case di riposo) in Lombardia, Abruzzo e Toscana, a Roma e Venezia, in Brasile. Alla vita sociale e religiosa di Paternò, tuttavia, Virgillito (in prima persona, e dopo la sua morte grazie all’Opera) ha offerto i contributi più rilevanti, con la Casa della Carità "Mamma Provvidenza", la Casa del Fanciullo "Papà Domenico”, le scuole materne “M. Virgillito”, i locali ricreativi per gli artigiani, i ciechi, i sordomuti e la "Polisportiva Paternò".
Il nuovo complesso parrocchiale del quartiere Ardizzone – esplicitamente previsto dal testamento del fondatore del 1977 – è la quarta chiesa costruita in Paternò per iniziativa di Virgillito e della sua Opera, scandendo quasi la periodizzazione della storia dell’architettura di chiese italiana: dopo la ricostruzione neomedievale della Consolazione (1949), sono state realizzate San Michele Arcangelo (1965), San Biagio (1973-1978) e lo Spirito Santo (1998-2000).
04/12/2013
Il cuore del complesso parrocchiale è costituito dal cilindro che ospita l’aula liturgica. La pianta ellittica  consente di associare la tradizionale disposizione longitudinale dell’assemblea con uno spazio concentrato, fortemente coeso: l’aula “offre al popolo un ambiente in cui esperire la prossimità all’altare, ma allo stesso tempo inequivocabilmente orientato sull’asse centrale” (Servadio 2007, p. 34). L’invaso ellittico ha un doppio involucro: un’intelaiatura interna separa lo spazio dell’assemblea dalla parete perimetrale, generando un deambulatorio in ombra, con funzione di filtro e di connessione tra i diversi spazi liturgici periferici rispetto all’aula centrale.
Un’ampia pedana presbiteriale  occupa circa un quarto dell’invaso ellittico, consentendo una disposizione non addensata di altare e ambone, e riservando un ampio spazio per un adeguato svolgimento dei movimenti rituali. La pedana si apre alle due estremità, quasi accogliendo lo spazio dell’assemblea in un abbraccio: sul lato sinistro l’ambone , a profilo cuneiforme, si proietta verso i fedeli; sul lato destro è presentato il drappo processionale della Pentecoste, che ricorda la dedicazione della chiesa allo Spirito Santo. Un’ampia gradonatura destinata alla sede del presidente e ai ministranti chiude l’invaso ellittico alle spalle dell’altare, citando soluzioni medievali a synthronon. Sulla sede, disposta in asse all’altare e all’aula e in posizione sopraelevata, è attualmente collocata in modo provvisorio (settembre 2013) una statua di San Michele, il cui allestimento definitivo è in fase di definizione. Il sacerdote utilizza quindi una parte laterale della gradonatura, disassata rispetto all’altare e maggiormente visibile dall’assemblea.
Dall’ellisse centrale si irradiano spicchi periferici, in cui sono ospitati gli altri poli liturgici, illuminati da lucernai lineari: la serrata geometria dell’insieme garantisce un forte legame visivo e strutturale tra i diversi poli, cui tuttavia sono dedicati spazi propri e definiti.
Il battistero occupa lo spicchio a destra dell’aula, incuneato tra lo spazio liturgico centrale, il sagrato e il portico dell’oratorio: il luogo del battesimo è quindi ben riconoscibile dall’invaso assembleare, ma è al tempo stesso denunciato all’esterno; dalle feritoie aperte sul sagrato è addirittura apprezzabile il legame visivo  tra il fonte e l’ambone. Il fonte è a calice ottagonale, ma è stata predisposta anche una vasca a pavimento, di forma cruciforme, per il battesimo ad immersione.
Sul lato opposto dell’aula si aprono due spazi liturgici sussidiari, separati tra loro da “giardini segreti” connessi al perimetro esterno del complesso. Il vano più prossimo al presbiterio ospita il tabernacolo con lo spazio per l’adorazione eucaristica, utilizzato anche come cappella feriale; quello vicino all’ingresso, più buio, è riservato alla preghiera personale di fronte alla Croce (originariamente era prevista come cappella mariana) e alla preparazione per il sacramento della riconciliazione, cui sono destinati i due confessionali  inseriti nella parete adiacente all’ingresso. Lo spazio ha assunto il nome di “cappella della carità”, in quanto i fedeli vi depositano beni destinati alla solidarietà comunitaria.
Tornando all’aula, a un secondo livello è disponibile una tribuna, affacciata sull’invaso centrale, utilizzata in occasione delle celebrazioni più solenni e affollate, collegata anche con l’organo monumentale, in controfacciata.
Sotto la tribuna dell’organo si apre lo spazio di ingresso , che si configura come taglio nel volume cilindrico esterno, sottolineato dal cuneo pensile proteso verso l’alto. Si noti come l’asse ordinatore della longitudinalità dell’assemblea non prosegua nello spazio esterno: è l’intera forma curva dell’aula che si riverbera nel sagrato e nelle corti, intese anche come spazi disponibili per liturgie all’aperto.
 
04/12/2013
I poli liturgici sono aniconici: l’altare, l’ambone, la sede  e gli altri arredi complementari sono realizzati in pietra lavica, e sono stati pensati dai progettisti come articolazioni della superficie pavimentale della chiesa.
Il crocifisso absidale è opera di Domenico Gerbino, autore anche delle formelle della Via Crucis , disposte lungo il perimetro esterno del deambulatorio dell’aula, del tabernacolo e del portale.
A destra della pedana presbiteriale è collocato lo stendardo che raffigura la scena della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli: l’opera, dipinta dal sacerdote Antonio Lo Curto, era destinata a dare riconoscibilità alla prima comunità del quartiere nelle processioni diocesane, e ha successivamente accompagnato la parrocchia nelle sue diverse sedi.
La cappella mariana prevista dal progetto è stata realizzata come penitenzieria, mentre un’immagine della Vergine è stata collocata nell’aula, al fondo presso l’ingresso.
Le tre campane installate sul campanile hanno un programma iconografico giubilare, con le effigi della Porta Santa, del Papa Giovanni Paolo II e di due angeli.
04/12/2013
Sebbene il cilindro dell’aula non abbia finestre aperte sulle pareti perimetrali, lo spazio liturgico assembleare è caratterizzato da una “luminosità dorata” (Culotta 2001), ottenuta grazie al sobrio dosaggio della forte luce solare del cielo siciliano. La fonte di luce naturale è la sequenza dei tagli trapezoidali  che si aprono nel guscio superiore dell’aula, costituito da falde di tetto a shed aperte verso nord-est. La successione di fasci luminosi scivola sull’intradosso delle superfici di copertura, riverberandosi sulle nitide pareti lapidee dell’aula. Il pavimento in pietra lavica, da cui emergono come movimento tellurico i poli liturgici, è testimonianza del radicamento ambientale dell’opera: per il progettista, la colata lavica su cui sorge il complesso parrocchiale era “impossibile da non riverberare nei materiali dell’architettura” (Ascarelli 2005).
Per quanto attiene lo spazio musicale, la Fondazione committente ha anche donato, l’anno successivo alla dedicazione della chiesa, l’organo monumentale, prodotto da una prestigiosa ditta tedesca (Glatter-Glötz) e utilizzato anche a fini concertistici.
04/12/2013
Il complesso parrocchiale si propone come centro ordinatore di un ampio quartiere periferico e anonimo nei suoi caratteri edilizi. Il volume cilindrico dell’aula, affiancato dalla mole visiva del campanile, si staglia come elemento polarizzatore. Non si tratta tuttavia di un oggetto stereometrico, isolato, monolitico: al contrario, le opere parrocchiali sono “irraggiate” dal volume liturgico centrale, ma al tempo stesso lo abbracciano , lo proteggono, fanno da filtro tra la vita ordinaria e la vita ecclesiale.
Attorno al cilindro si articola quindi una complessa pianta , definita esternamente da un perimetro segmentato, che “separa e accoglie […] le provenienze esterne, per poi introdurle nell’interno claustrale del complesso” (Culotta 2001).
Il complesso parrocchiale è dotato di accessi su tutti i lati del suo frastagliato perimetro, a testimoniare come la comunità si proponga di essere al tempo stesso permeabile ma protettiva, accogliente ma riservata. “Il fatto che l’aula sia interna all’isolato è in questo senso una metafora dell’odierno appartarsi del sacro, segno del suo farsi segreto, suprema ricerca spirituale da consumarsi in una condizione separata e protetta.” (Purini 2002, p. 23). Oltre al concetto di appartarsi del sacro, è anche riconoscibile una poetica del ritiro di Dio, richiamata dagli scritti di Giovanni Ascarelli (2005): nella teologia rabbinica di Rabbi Luria (1554-1572) il primo atto del Creatore non è rivelarsi, ma ritirarsi, e di quel vuoto primordiale resta pienezza nella luce divina, oltre alla “possibilità” del mondo di raccogliersi in assemblea.
 
La pelle osmotica della parrocchia si apre verso nord , dove il portico crea un cuneo di raccordo  tra esterno e interno. Il portico si sviluppa sul margine dell’isolato, genera il lato retto esterno del sagrato , il cui fronte interno  è invece formato dal cilindro dell’aula. Penetrati oltre la membrana esterna, si entra quindi in una sequenza complessa di spazi riservati e protettivi, frammentati a scale intime, domestiche, ma tutti polarizzati dalla forza di gravità del volume dell’aula: “le tracce circolari che percorrono la pavimentazione propongono un cambiamento radicale nella misura dello spazio e quindi anche del passo di chi vi incede: l’involucro esterno, definito da linee rette e angoli, si trasforma in movimento circolare” (Servadio 2007, p. 32).
Dal sagrato parte l’asse rettore nord-sud del complesso, che collega lo spazio liturgico esterno all’aula, il battistero, l’accesso ai campi sportivi dell’oratorio e il chiostrino delle opere pastorali e sociali, fino alla porta sud della parrocchia.
Verso ovest sono disposti gli spazi aperti dei campi sportivi dell’oratorio, progettati contestualmente al resto del complesso, e la cui tribuna diventa scalinata di accesso alle opere parrocchiali .
Verso sud la parrocchia presenta un varco di taglio austero  nella parete lapidea , che prelude al passaggio verso un giardino protetto, un hortus conclusus-uliveto che si offre come spazio vegetale di ombra sotto la mole del cilindro del’aula.
Alzando lo sguardo, si vedono “angolosi setti di opaca materialità che emergono sulla cuspide della torre e lungo il tamburo ellittico della chiesa, come segnali che con misurata energia indicano il cielo e recuperano la dimensione verticale in forma di astratto accenno simbolico” (Servadio 2007, p. 30).
 
 
04/12/2013
Il complesso parrocchiale si relaziona al sito con una duplice chiave di lettura: è infatti pensato per rapportarsi sia con la natura del sito lavico , alle immediate falde dell’Etna , sia con la dispersione degli spazi urbani circostanti. Vuole dunque essere elemento ordinatore sia a scala edilizia, sia a scala paesaggistica . Il volume cilindrico dell’aula, coronato dalla sequenza di astratte aperture nella facciata “a vento” perimetrale, e il disegno cuspidato del campanile si offrono come iconemi di una nuova identità, ma dialogano con le complesse trame delle opere parrocchiali raccolte ai loro piedi. Il nitido affermarsi del complesso assume un carattere monumentale rispetto al contesto: “la progettazione di Transit Design si muove infatti verso una espressione istituzionale dei propri contenuti, alla ricerca di una trattazione dei temi che trasformi i principi funzionali e formali del progetto in enunciati per più di un verso ufficiali” (Purini 2002, p. 21).
Il rapporto tra il quartiere e il complesso parrocchiale è garantito da un “sistema orizzontale di filtro, articolato e composito, costituito dal muro-portico perimetrale” (relazione di progetto ottobre 1996), che si apre e si richiude con il ritmo descritto nel paragrafo precedente. L’accesso da nord avviene in discesa, tramite un’ampia scalinata che “cola” dalle falde etnee verso il sagrato esterno triangolare, che si incunea verso l’aula; l’accesso da sud è un taglio netto che si apre verso una “promessa” di domesticità accogliente. Il fronte orientale si affaccia, per ora, su un' incolta distesa lavica – destinata dal progetto a diventare viale urbano – verso cui si aprono il portico del sagrato e i “giardini segreti” tra le cappelle perimetrali e la sacrestia. Il lato orientale è quello destinato a spazi di gioco  ma, lungi dall’essere spazio meramente funzionale, si raccorda con disegno forte e consapevole al resto del complesso parrocchiale.
In sintesi, secondo Franco Purini (2002, p. 23) “il carattere urbano di questa architettura è ottenuto tramite l’adozione di morfemi elementari quali la piazza, il portico, la corte, il muro, vocaboli essenziali e fondanti del linguaggio architettonico che hanno consentito di pervenire a una composizione della qualità tipologica esatta ed intensa”.
04/12/2013
Segnalava Leonardo Servadio, sette anni dopo l’apertura della chiesa, che restava aperta la questione dell’“aniconicità. Starà al dialogo tra progettista e comunità di risolverla, se è ritenuta un problema” (Servadio 2007, p. 34). Ora, a tredici anni dal completamento, i criteri progettuali di fondo dell’architettura e dell’assetto spaziale della comunità paiono confermati dalla vita quotidiana della parrocchia. Il nitore mediterraneo dell’aula, segnato da una luce vibrante e filtrata, resta l’immagine principale del complesso, non intaccata da interventi di riallestimento o di arricchimento del programma iconografico, limitati agli spazi liturgici perimetrali.
 
All’esterno dell’aula, che resta soprattutto spazio di luce e silenzio, è vivacissima l’attività pastorale e sociale, che anima il sagrato e i chiostrini, riparati e ombreggiati dai portici, che danno un tono al tempo stesso austero e familiare al dispiegarsi della vita comunitaria della parrocchia e del quartiere.
Per quanto attiene agli aspetti artistici, abbiamo già segnalato il posizionamento temporaneo della statua di San Michele Arcangelo, donata da un fedele, su una sede presidenziale che forse enfatizza in modo eccessivamente aulico la ministerialità del sacerdote presidente.
Resta per ora allo stato di ipotesi l’idea di utilizzare i parapetti della tribuna anulare superiore per ospitare un idoneo programma iconografico.
 
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