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La Chiesa e le sue chiese. Teologia e architettura

Severino Dianich

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"Pietre vive e testimonianza"



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"Meglio le chiese storiche?"

 
25/09/2012
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25/09/2012
Titolo: “La Chiesa e le sue chiese. Teologia e architettura”
Autore: Severino Dianich
Editore: San Paolo (anno 2009)
Numero pagine: 268
Prezzo: 37,00 euro
25/09/2012
L'evoluzione del pensiero, della sensibilità, della cultura della Chiesa nel corso dei secoli, e il modo in cui tale percorso è stato via via interpretato anche nella sua manifestazione più evidente: quella dell'architettura dei luoghi di culto. Committente e tradizione sono quindi assunti come i fattori primari che determinano l'espressione architettonica nella storia. E, ripercorrendola nelle sue molteplici articolazioni, l'Autore sostiene l'importanza che il patrimonio delle arti riveste nello “allargare il deposito documentario” sul quale il teologo può lavorare per “proiettare verso il futuro gli elementi più vivi dell'autocoscienza ecclesiale”, così da offrire un orientamento aggiornato alla progettazione, intesa come strumento di dialogo nella Chiesa e tra Chiesa e società.
 
25/09/2012

Severino Dianich (Fiume, 1934), laureato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana, ha insegnato in diverse università ed è stato professore ordinario di Ecclesiologia e Cristologia nella Facoltà di Teologia di Firenze. Negli anni recenti ha studiato in particolare la relazione tra le espressioni artistiche e la riflessione teologica. Ha promosso e diretto il Master in Teologia e Architettura delle chiese presso la Facoltà Teologica di Firenze e ha svolto corsi nella Facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma, nella sede di Ravenna dell'Università di Bologna, nella Facoltà di Architettura dell'Università Cattolica di Lima (Perù). Tra le sue opere: “La Chiesa mistero di comunione” (ed. Marietti), “Chiesa in missione ed Ecclesiologia. Questioni di metodo e una proposta” (Edizioni Paoline), “Il Messia sconfitto. L'enigma della morte di Gesù” (ed. Piemme), “Trattato sulla Chiesa” (con Serena Noceti, ed. Queriniana).

25/09/2012

«La difficoltà del rapporto dell'architetto con il committente non è certamente una novità dell'oggi. Nel nostro caso, però, tutto si è enormemente complicato, perché il punto di riferimento della tradizione si è reso meno univoco che nel passato e l'architetto, oggi più che in altre epoche, è proteso ad affermare la sua autonomia e l'originalità della sua opera. L'autocoscienza della Chiesa e del suo rapporto con il mondo si è resa più dinamica, per non dire assai fluida, la sua prassi liturgica non più immobile, la sua soggettività meno concentrata nella persona del vescovo e del parroco e più inclusiva di tutti i membri della comunità. Ne deriva che quando la committenza, anche al suo livello più alto, avesse steso un prontuario delle norme regolanti l'articolazione degli spazi, in ordine alle celebrazioni liturgiche, come ha fatto la Conferenza Episcopale Italiana con la sua Nota del 1993*, l'architetto non potrebbe fare a meno di mettersi ad auscultare lo stato d'animo, la sensibilità e le esigenze dei pastori e dei fedeli, per i quali egli deve approntare un luogo che essi abiteranno come la casa della loro fede. L'edificio della chiesa, inoltre, non ha solamente un potere significante per i fedeli, in ordine alla loro esperienza liturgica. Nel costruirlo, e poi nel fruirne, la comunità cristiana cerca e trova una sua autoidentificazione e vi si esprime in tutta la gamma delle manifestazioni della sua vita interiore e delle sue operosità e quindi lo riconosce e lo utilizza come un luogo e uno strumento del suo rapporto con la città in cui vive. Bisognerà quindi allargare l'auscultazione del committente a una attenta analisi della società dentro la quale la comunità cristiana vive e opera». (pag. 13)

* [Conferenza Episcopale Italiana – Commissione Episcopale per la Liturgia, La progettazione di nuove chiese. Nota pastorale 18 febbraio 1993]

25/09/2012
Tradizione e intenzioni del committente sono i due punti fermi sui quali può basarsi chi è chiamato a progettare chiese nuove, tenendo presente che il problema di fondo è quello del “senso” del costruire una chiesa, e tenendo anche presente che i cristiani “sanno benissimo che nulla verrebbe meno alla fede se le chiese non ci fossero”. Inoltre quei punti fermi implicano una complessa problematica, perché il richiamo alla tradizione non può ridursi a un citazionismo storicistico-architettonico né tanto meno a evocazioni di generici spazi “sacri” che nulla hanno a che vedere con la specificità del cristianesimo.
 
L'architettura è una via di comunicazione dell'evangelo, così come lo lo sono la parola, la prassi cristiana e la celebrazione liturgica, ed è una via di grande potenza evocativa e metaforica, poiché consente un'esperienza diretta e immediata attraverso la percezione dello spazio coinvolgente. Come racconta Paul Claudel parlando dell'importanza delle celebrazioni cui assisteva nella basilica di Notre Dame, nell'accadere della sua conversione: “Era la poesia più profonda e grandiosa, erano i gesti più augusti che mai fossero stati consegnati agli esseri umani”. E come spiega Hans Urs von Balthasar, all'inizio dell'esperienza di fede sta la percezione di una “forma” che è quella della rivelazione. Poiché la chiesa edificio immediatamente si rivolge bensì alla comunità dei credenti ma anche ai “lontani”, essa diviene uno strumento che può, e quindi deve, significare l'annuncio in tutte le sue parti: all'interno come all'esterno, a chi ne conosce il linguaggio e a chi non lo conosce, tenendo presente che l'edificio sempre esercita un influsso globale sul paesaggio urbano o non urbano, modificandolo.
L'analisi della genesi delle chiese cristiane, dalle sinagoghe e dalle domus ecclesiae consente di osservare come lo spazio rivesta sempre una notevole importanza in quanto luogo del “venire assieme” della comunità, senza mai peraltro giungere a una forma conclusiva e definitiva tale da riprodursi invariata nei diversi luoghi e nelle diverse epoche.
La comunicazione primaria nell'edificio avviene attraverso il senso che immediatamente si percepisce al di là della codificazione o della simbologia: qui si esercita il potere espressivo dell'architettura che può anzitutto dire “accoglienza” e “carità”. Ecco che importanti sono i segni, importante la congruenza tra edificio e azione liturgica che esso è chiamato a ospitare, ma importante è anche la sua bellezza, ovvero il potere estetico del manufatto nel quale si potrà ritrovare una qualità poetica in cui si possa riconoscere il senso del “cammino verso” un infinito che sotto i sensi non ricade. Su tale preminenza comunicativa dello spazio costruito, e nella sua complessità, si innesta la specifica espressione artistico-segnica, come anche la specifica conformazione spaziale, che ovviamente deve tenere conto della specifica comunità che lo spazio è destinato a ospitare. “Diverso è infatti il rapporto comunitario là dove l'appartenenza viene filtrata attraverso scelte di vita o cammini spirituali particolari o là dove, come nelle chiese parrocchiali e cattedrali, il criterio di appartenenza è determinato solo dalla comune adesione alla fede cattolica e il luogo è destinato a tutti i credenti e addirittura aperto a chiunque” (pag 133).
Un excursus storico sull'architettura delle chiese permette al lettore di notare come varino nel tempo i modi di intendere il rapporto tra i luoghi di culto e la città: dall'epoca paleocristiana, in cui molte chiese erano dotate di quadriportici o di narteci, alle chiese basso medievali e rinascimentali che non necessitavano di spazi di intermediazione tra una città decisamente permeata di cultura cristiana e luogo della celebrazione, all'epoca contemporanea in cui si ripresenta la “distanza” tra città e chiesa, richiedendo pertanto un ripensamento sulle soglie che segnano il passaggio da quella a questa.
Nella tradizione della Chiesa, che si esprime con la cultura del tempo corrente, al progettista si richiede la capacità di reinterpretare tale tradizione senza tradirla in una sua fissazione imbalsamata né in stravolgimenti. E vi sono, pur nel linguaggio contemporaneo della composizione architettonica, esempi che mostrano questa effettiva possibilità.

Ecco quindi che l'aspetto significativo dell'architettura della chiesa edificio del nostro tempo si ritrova nella sua capacità di esprimere il proprio essere al servizio della città, ma qualificandosi attraverso la propria distinzione dalla città: peraltro non intesa come separazione netta, bensì in quanto luogo aperto all'accoglienza e al dialogo.
Mentre la chiesa contemporanea inevitabilmente si apre alla pluralità espressiva tipica dei nostri giorni e tale intento incrementa la complessità della propria architettura nel variato articolarsi dei luoghi liturgici e dei loro rapporti, che vivono nella nostalgia di una “Presenza” cui il visibile potrà accennare, ma mai definire.
 
26/09/2012

Poiché non costituisce “un” problema, ma un'ampia serie di problemi tra loro inestricabilmente interconnessi, ideare, progettare, costruire una chiesa implica necessariamente un lungo percorso. E questo vale per ogni singola chiesa, dal momento che non si danno realizzazioni seriali per gli edifici destinati a ospitare la celebrazione. Il volume di Severino Dianich si articola in modo diacronico secondo diversi capitoli e sottocapitoli, a ogni passo rendendo plasticamente presenti agli occhi del lettore i tanti “fili” che costituiscono la materia della narrazione, e i modi in cui essi si intrecciano nel costruire trama e ordito del discorso. Il continuo richiamo agli esempi tratti dalla storia dell'arte e dell'architettura, della liturgia, della teologia e dell'ecclesiologia danno un senso di completezza all'argomentazione, nel momento stesso in cui ne rivelano l'apertura a prospettive interpretative variate pur entro il quadro unitario della fede. Così il volume si fa leggere in modo non dissimile da come una sinfonia si fa ascoltare. L'Autore ha il proprio punto di vista, e non ignora altri punti di vista dai quali a volte manifesta un dissenso, argomentato quanto rispettoso – per esempio nel discutere il problema dello “orientamento” dell'edificio chiesa, un tema che è stato ripreso autorevolmente in questi anni e che merita grande attenzione e contestualizzazione. La lettura del volume è sempre e comunque ragione di arricchimento, per la sapiente agilità con la quale l'A. sa destreggiarsi in tutte le materie che attengono alle manifestazioni visibili della Chiesa.

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